Visualizzazione post con etichetta psicologia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta psicologia. Mostra tutti i post

mercoledì 22 aprile 2015

12 PREGIUDIZI SULLA FIGURA DELLO PSICOLOGO

La figura dello psicologo ancora oggi non è definita, per l'opinione comune. È considerata talvolta come una persona dotata di "poteri magici", e altre volte come un venditore di "aria fritta".



Come se non bastasse, lo psicologo, sempre secondo l'opinione comune, è considerato come colui che cura le malattie mentali, oppure "i matti".




Sappiamo benissimo che oggi la figura dello psicologo è una figura poliedrica, in quanto può operare in quasi tutti gli ambiti lavorativi, e quindi non solo in quello clinico. Sappiamo, inoltre, che esiste anche la psicologia del benessere, che completa la figura dello psicologo clinico, cosicché la prima branca si occupa della promozione della salute e del potenziamento delle risorse umane.

Ma veniamo alla parte divertente: i PREGIUDIZI più comuni sulla figura dello "strizzacervelli"!




A ogni singolo pregiudizio seguirà una spiegazione e confutazione!!

Seguiteci!!

giovedì 9 aprile 2015

MINDFULNESS : un metodo per VIVERE PIENAMENTE ogni singolo momento della nostra vita!




Attraverso la MINDFULNESS una persona può finalmente liberarsi da ciò che ha limitato la sua libertà di capire chi è veramente.

In questa società così frenetica e superficiale, dove si bada solo all'apparenza (chiaramente non intendo "far di tutta l'erba un fascio"), fermarsi e ricominciare (o cominciare per la prima volta) a sentirsi (a partire dalla percezione del proprio respiro,  del corpo come fondamento del Sè) conduce a ritrovarsi. 

"Ritrovarsi" significa raggiungere una nuova intimità con sé stessi che permette di vivere in questa vita così complessa, in modo auto-consapevole, qualunque sia la nostra età.

Ma cos'è esattamente la MINDFULNESS?

"Essa non è un'abilità cognitiva che un individuo può possedere o meno, ma una modalità di essere che è sostenuta da un'attenzione non giudicante, non selettiva, nei confronti di se stessi e degli altri, momento per momento." (G. Amadei, 2013)

"La modalità pratica più efficace per comprendere la mente, questo è il punto di partenza; lo strumento perfetto per dare nuova forma alla mente, questo è il punto di passaggio; l'evidente manifestazione della raggiunta libertà della mente, e questo è il punto culminante" (Jon Kabat Zinn, 290-291, 2011)

"La mindfulness è al tempo stesso un mezzo ed un fine, il seme ed il frutto...ci libera dalla distrazione e dalla dispersione e ci consente di vivere pienamente ogni istante..è l'energia dell'essere consapevoli e svegli nel presente. È la pratica costante di toccare la vita profondamente in ogni momento." (T.N. Hahn, 2009)

In sintesi, essa è una modalità di vivere CONSAPEVOLMENTE, che permette di vedere le cose della vita così come sono, e che dà valore all'essere VIVI, a tutto ciò che succede all'interno del nostro corpo e a ciò che ci circonda.

Tale consapevolezza è FOCALIZZATA in modo esclusivo (nei limiti del possibile) su un singolo oggetto (il respiro, un suono, il battito, una persona con cui si sta parlando, una sensazione corporea, l'esperienza che si sta vivendo), è rivolta al MOMENTO PRESENTE, cioè orientata in modo esclusivo( sempre nei limiti del possibile) verso l'esperienza che si sta vivendo ora, e NON CATEGORIZZANTE, cioè orientata in modo esclusivo (ovviamente nei limiti del possibile) all'esperienza in cui ci si trova, senza usare le categorie, le classificazioni e i giudizi abituali per comprenderla.

Questo tipo di attenzione/consapevolezza ci porta a scoprire il vero volto della realtà, senza filtri, facendo in modo che ogni singola esperienza sia sempre percepita come una novità!

Non vedere la realtà così com'è, negarla, creando le cosiddette "realtà illusorie e distorte", alla lunga non  permetterà all'individuo di percepire benessere, in quanto non viene sfruttato il potenziale di trasformazione che nasce quando viene affrontato ogni singolo evento/esperienza "di petto".

Vivere nell'illusione, coltivare realtà mentali distorte, negative o positive che siano, rispetto a come è la realtà, vuol dire essere preda di uno stato mentale non salutare e alla lunga velenoso per il benessere della persona.

Nei prossimi giorni, a seguito di questa introduzione teorica, intendiamo illustrarvi il perché faccia bene praticare la mindfulness, come fare esperienze di questo tipo, e come portarla nella vita di tutti i giorni!


"La cosa più difficile è veder chiaro, ingenuamente e coi propri occhi"
Bernard Berenson, I pittori italiani del Rinascimento

martedì 31 marzo 2015

La "LIFE SKILLS EDUCATION" (LSE) : le COMPETENZE DI VITA



Le Life Skills sono le "competenze di vita" e "per la vita", come definite dall'Organizzazione Mondiale della Sanità negli anni Novanta.


 Esse consentono di gestire efficacemente le svariate richieste, problematiche e sfide della vita quotidiana, risultando alla base di ogni processo di SVILUPPO e di PROMOZIONE DELLA SALUTE.



Queste competenze di vita possono essere inquadrate in 5 aree: una relativa al pensiero, una riguardo al rapportarsi con altri individui, una all'area emozionale e una alle capacità cognitive e decisionali.


Competenze di vita (LS)

Le Life Skills sono nate dall'interesse di diverse nazioni a SVILUPPARE, MIGLIORARE, VALUTARE e ADATTARE alla propria cultura i vari progetti di salute, con l'obiettivo di progettare interventi di PROMOZIONE, PROTEZIONE e PREVENZIONE soprattutto nella scuola.

L'OMS, secondo la raccomandazione n° 4 del Comitato degli Esperti (Ginevra, 1996), ha dichiarato che per raggiungere l'obiettivo Salute per tutti gli anni 2000, "ogni scuola deve mettere in grado bambini e adolescenti, a tutti i livelli, di conoscere gli aspetti critici della salute e sviluppare le competenze di vita".

Coerentemente col modello salute e con l'obiettivo prefissato dall'OMS, il compito dello psicologo della salute è quello di "sollecitare lo sviluppo delle risorse e delle competenze psicosociali, mettendo a disposizione di tutte le componenti della scuola il patrimonio di conoscenze che, via via, la scienza psicologica è in grado di offrire. Un coerente processo formativo accomuna gli studenti, e chi se ne prende cura (insegnanti, ndr), nella tensione condivisa verso lo sviluppo di migliori competenze psicosociali."(Bertini, 2012).

Le competenze di vita, quindi, dovrebbero essere insegnate fin dall'inizio del percorso di vita di un individuo, al fine di promuovere un'ottica di promozione delle risorse, di empowerment e di benessere.

Nonostante i numerosi convegni svolti su questo tema, le pubblicazioni e le ordinanze emesse dall'OMS, siamo ancora lontani nel raggiungere l'obiettivo Salute, poiché viviamo ancora in un mondo intriso dal modello biomedico tradizionale. Tuttavia, piano piano, tutti stiamo prendendo coscienza di quanto sia importante e quanti benefici porti, un orientamento volto alla promozione delle nostre competenze, risorse, finalizzato al miglioramento della nostra vita, a partire da qualsiasi condizione in cui viviamo.

sabato 28 marzo 2015

Siate OTTIMISTI! ma non troppo!

Siete persone che vedono sempre il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno?



Ogni giorno ci alziamo dal letto con una particolare e personalissima visione di ciò che dovremo fare durante la giornata. Ci svegliamo con un determinato livello di benessere psicologico, che possiamo più comunemente chiamare "umore", che è dato da moltissimi fattori tra cui l'autostima, l'autoefficacia (leggi post su Crescita Personale), l'autorealizzazione, l'auto-accettazione  (leggi post su Auto-accettazione), il sentirsi ben voluti e inseriti nella società (leggi post su Relazioni interpersonali positive) e altri.

Tutte queste variabili che determinano il nostro stato d'animo, danno origine alla nostra visione ottimistica/pessimistica della nostra vita.

Ai due estremi esistono persone che sono esageratamente e irrealisticamente ottimiste, e persone molto pessimiste, da qui è stata formulata una distinzione tra OTTIMISMO IRREALISTICO O ILLUSORIO e PESSIMISMO CRONICO.
Il primo orienta le persone a sovrastimare sé stesse, portando alla credenza che in futuro si sperimenteranno più eventi positivi rispetto agli altri, portandole a persistere nel gioco d'azzardo, a negare gli effetti negativi dell'alcool, a non fare uso di contraccettivi, a non allacciarsi le cinture in auto perché "tanto non mi succederà nulla"  e quindi non facendo prendere le precauzioni più ragionevoli per la propria sicurezza e incolumità,  aumentandone la vulnerabilità. "Il cieco ottimismo, come l'orgoglio, può precedere la caduta", come dice Myers (2008) in "Social Psychology".
Il secondo estremo, invece, riguarda quell'orientamento che  porta le persone a sottostimare sé stesse, portando alla credenza che in futuro andrà tutto male, e che non vi sarà alcuna novità positiva, ma solo elementi che andranno a complicare la, fin troppo complicata, vita. Pessimista cronico è colui che è più portato a sviluppare sintomi  fisici e psichici, ad ammalarsi, a sperimentare stress.

Ma tra i due estremi c'è una giusta via di mezzo?

La risposta è affermativa!
Infatti, un pizzico di realismo sia nell'ottimismo che nel pessimismo può salvarci dalle insidie dell'ottimismo irrealistico o illusorio e del pessimismo cronico.
Possedere un quindi un PESSIMISMO DIFENSIVO (Norem, 2000) permette di anticipare i problemi e di motivarne la risoluzione efficace, oltre che di controllarne l'ansia, pur essendo presente la possibilità (realistica) di fallimento.
Un ottimismo di tipo realistico, al pari del pessimismo difensivo risulta, quindi, svolgere importanti funzioni nella promozione di autoefficacia, benessere fisico e psicologico.

La morale è che il successo nella nostra vita (in ogni ambito) richiede un ottimismo sufficiente a sostenere la speranza e un pessimismo altrettanto sufficiente a far emergere una certa preoccupazione e quindi a prendere le giuste precauzioni.

venerdì 20 marzo 2015

Perché si tende ancora a parlare di TERAPIA (delle malattie) invece che di PROMOZIONE (delle risorse)?


La "Psicologia della Salute e del Benessere" come disciplina formale si è affermata negli Stati Uniti solamente nell'ultimo quarto del secolo scorso, per poi espandersi in Europa.

Questa nuovissima branca della psicologia si diffuse rapidamente in quanto avvenne un grosso mutamento nella prevalenza delle principali tipo di patologie nei Paesi Occidentali. Vi era sempre meno prevalenza di malattie infettive di tipo acute, mentre, parallelamente le malattie con decorso di tipo cronico(cancro, diabete, incidenti stradali, malattie neurologiche etc) sono notevolmente aumentate.

La crescita di malattie con questo tipo di decorso ha favorito l'ingresso della figura dello psicologo, in quanto esso doveva occuparsi delle dinamiche psicologiche-comportamentali del paziente affetto di malattia cronica, per far in modo che questo possa affrontar tale ostacolo nei modo più costruttivo e positivo possibile.

Tuttavia, questo tipo di implicazione della psicologia della salute, certamente importante nei suoi sviluppi attuali, rischia di minimizzare la vera novità che si manifesta nelle parole "salute" e "benessere", cioè quella di una nuova concezione del percepire il proprio stato psico-fisico che non è più inteso come "assenza di malattia", ma come "stato di benessere fisico, psichico e sociale", come negli anni Cinquanta del secolo scorso l'Organizzazione Mondiale della Sanità definì.

Una motivazione secondo la quale il benessere è ancora "impregnato" dal modello biomedico tradizionale è l'utilizzo ancora diffuso di termini, codici linguistici consolidati nel campo della malattia, oltre che della vistosa assenza di parole e metafore in grado di rappresentare i concetti originali della salute e del benessere.

Altra motivazione caratterizzante di questo divario esistente tra modello biomedico tradizionale incentrato sulla terapia e modello della salute incentrato sulla promozione delle risorse è la mancanza di un chiaro quadro teorico e concettuale da parte di quest'ultima in confronto alla ricchezza di conoscenze della medicina tradizionale.

L'obiettivo che ci dovremmo prefiggere per migliorare la nostra vita quotidiana è quindi quello di affiancare la promozione delle risorse alla terapia delle malattie, poiché, come dice Bertini in "Psicologia della salute, 2012", "...il bisogno di sopravvivenza si risolve non solo negli ingranaggi della difesa dalla morte ma anche in quelli della speranza di vita, di cui il ben-essere è vettore sostanziale".

Pertanto, la scienza della malattia e quella della salute dovrebbero essere complementari, non alternativi, ai fini di portare la società e le persone a perseguire un benessere psicologico maggiore, qualunque sia la condizione psicofisica, sociale, economica di queste.







mercoledì 11 marzo 2015

Wired Next Index : un indice di volontà di benessere



Il WNI  è il primo indice che misura “la volontà di innovare, la voglia di ripartire e di farcela” dell’Italia.

Ciò rappresenta, quindi, un approccio positivo, realista ma costruttivo, che è intrinseco nella psicologia del benessere.


Questa nuovo indice, lanciato da Wired nel dicembre 2013, rappresenta uno dei primi tentativi che mira a mettere in una relazione coerente i dati provenienti dalle statistiche ufficiali, i cosiddetti dati “freddi” e quelli “caldi”, provenienti dall’analisi dei social network.


I dati "freddi" sono quelli provenienti da rilevazioni mensili o trimestrali di fenomeni come: numero di occupati, numero di imprese nuove aperte, volume esportazioni e importazioni ecc.
Questi dati sono importanti, ma per loro natura intrinseca riguardano cose già accadute.


I cosiddetti dati "caldi" riguardano invece gli 'umori" espressi nei vari social network come Twitter, Facebook, fornendo dunque una fotografia del presente. Più nello specifico riguardano la fiducia personale( nelle proprie capacità e nel proprio futuro) e la fiducia nel proprio Paese.
I dati "caldi" inerenti alla fiducia vengono rilevati attraverso l'analisi di tutti i tweet, post, status giornalieri dei vari social e hanno la sorprendente capacità di anticipare il dato che verrà poi registrato dai dati "freddi".



Il WNI, dunque, integrando dati ufficiali, e dati in tempo reale, ci fa capire che prospettive hanno gli Italiani e come sono in grado di affrontare tutti gli ostacoli che questa crisi economica e di valori ci sta ponendo.


Essere ottimisti ma realisti, senza quindi sfociare ne " l'ottimismo irrealistico" , e credere nelle proprie capacità e in quelle del proprio Paese è uno dei passi fondamentali per il perseguimento del nostro benessere psicologico.




domenica 22 febbraio 2015

UNA DEFINIZIONE DI BENESSERE SOGGETTIVO





Le ricerche riguardanti il benessere soggettivo hanno generato nel corso degli anni una certa confusione nella definizione di questo costrutto. Tale confusione è da imputare al fatto che differenti psicologi hanno affrontato lo studio del benessere soggettivo secondo metodologie e quadri di riferimento teorici appartenenti a diversi ambiti disciplinari impiegando termini come “soddisfazione” e “felicità”.

Cummis e Cahill nel 2000 definiscono uno schema di riferimento al termine più generale BENESSERE SOGGETTIVO, che risulta da una combinazione di processi cognitivi (soddisfazione/insoddisfazione della propria vita) e di processi affettivi (emozioni piacevoli o positive, emozioni spiacevoli o negative).

Attualmente vi è un crescente consenso tra gli studiosi nell’aderire a questa visione del benessere soggettivo, che si riferisce quindi ad uno stato mentale complessivo e durevole che comprende la soddisfazione per la propria vita , la presenza o preponderanza di stati emotivi positivi e l’assenza o la scarsa presenza di stati emotivi negativi.

Ancora una volta ci troviamo quindi a parlare di uno stato mentale soggettivo e interno all’individuo, comprendente aspetti positivi e non solo l’assenza di aspetti negativi come appare nella maggior parte delle misure di salute mentale.
In particolare con soggettivo si vuole intendere che tutte le componenti “oggettive” (esterne all’individuo) del benessere come la salute, le risorse personali, la ricchezza, il lavoro ecc non sono necessarie ad una definizione di benessere personale anche se possono influenzarlo.

Il ruolo delle componenti oggettive del benessere soggettivo non è quindi fondamentale ai fini di una definizione, tuttavia è interessante scoprire come alcune di queste componenti influenzino il benessere personale.

Attraverso l’analisi di alcune ricerche condotte in svariati paesi del mondo tratteremo in  post dedicati i metodi più utilizzati per misurare negli individui il benessere personale e l’influenza che hanno alcune variabili oggettive come il reddito su tale stato mentale.